WARSAW VILLAGE BAND

Brahms e il dopo Una festa di musiche e danze dalla Polonia


Maja Kleszcz violoncello e voce
Magdalena Sobczak cimbalom e voce
Sylwia Świątkowska violino, suka, voce
Wojciech Krzak violino, ghironda, scacciapensieri
Piotr Gliński bęben
Maciej Szajkowski tamburo a cornice

 

Fondata nel 1997 come risposta alla ristrettezza mentale della scena musicale che credevano stesse portando alla distruzione della dignità umana la Warsaw Village Band si è rivolta alle proprie radici in cerca di ispirazione musicale, “esplorando i suoni arcaici e folkloristici dei loro antenati” (The Kennedy Center). In tal senso una loro intervista al Folk World è decisamente chiarificatrice: “Abbiamo viaggiato di villaggio in villaggio, alla ricerca di persone anziane, ascoltando la loro musica e le loro storie. Quello che ci ha colpiti maggiormente era che nessun’altro nei villaggi aveva più alcun genere di interesse nei confronti della musica. Si trattava di persone anziane e quando sarebbero morte, la musica sarebbe morta con loro.
WVB ha tenuto la prima performance nel 1999 al Sopot Festival, dove venne scoperta dal produttore Ulrich Balss di JARO che, nella primavera del 2003, pubblicò il secondo CD “People’s Spring” che diede fama alla band.
Nei primi mesi del 2004 esordirono ad Edimburgo con all’interno del BBC WORLD MUSIC AWARD. Nel 2006 vinsero il loro primo “Frederik Award”, che può considerarsi come il Grammy polacco, e che ad oggi ammontano ad un totale di tre.
A tali onorificenze si sono aggiunte le commissioni per la composizione di colonne sonore per videogiochi, film, produzioni teatrali, accanto a concerti in giro per il mondo.
La BBC inglese ha reso omaggio alla band con un ritratto di 16 minuti che è stato trasmesso in diversi paesi europei. I loro CD sono stati pubblicati negli Stati Uniti, in Giappone, e attualmente la Warsaw Village Band è considerato l’ensemble di maggior successo dell’est Europa fuori dai circuiti mainstream. Il New York Times li ha definiti una delle più importanti band attive sul palcoscenico musicale mondiale che include “il suono della globalizzazione”.