DESERT BLUES VS ETNA BLUES
L’Associazione Musicale Etnea fa incontrare il cantastorie rock Cesare Basile con la musica del deserto. I paladini duellano con i guerrieri tuareg, il dialetto siciliano si confonde con la lingua tamashek. È un blues dai suoni acidi, inaridito, nomade. Ritmi africani e voce richiamano monodie ipnotiche e concentriche. Giuseppe Attardi
Sanou ag Ahmed chitarra e voce
Liya Ag Ablil “Diara” chitarra e voce
Cesare Basile chitarra, voce
Alice Ferrara voce, percussioni
Massimo Ferrarono percussioni
In un cortile di Bamako ho ascoltato una canzone appena sussurrata sopra una una chitarra rotta che mi ha emozionato“ Justin Adams
Terakaft «ⵜⵔⴾⵊⵜ » che significa « la carovana » in tamasheq è un gruppo di blues tourag Hanno registrato il loro primo album Bismilla, The Bko Sessions in quattro giorni al leggendario Bogolan Studios di Bamako, in Mali. A seguito dell’uscita del disco, la band ha intrapreso il suo primo Tour Europeo. Da lì in poi una serie di dischi culminata con Alone (Tenerè, 2015) che li ha consacrati come una delle realtà più interessanti nell’ambito della World Music internazionale.
Sono una band assolutamente da vedere dal vivo. Il loro perfetto mix di chitarre ritmiche e i toni profondi del basso ci cullano come potrebbe fare l’ondulata andatura del cammello nel più profondo cuore del deserto. Le pulsanti percussioni colpiscono e completano il suono portandoci al centro di una danza matrica e magica. Ma ci teniamo a sottolineare che le canzoni dei Terakaft e dei Tinariwen sono poesia impegnata, di rivolta e ribellione contro l emarginazione; esprimono la nostalgia, il desiderio di libertà, la dignità, e anche la bellezza di un popolo e di un territorio che attualmente sta subendo guerre, violenze e devastazioni.
Cesare Basile è senz’altro uno dei più autorevoli e innovativi autori italiani degli ultimi decenni.
Durante il corso della sua trentennale carriera è riuscito a creare un linguaggio “Blues” viscerale, unico e personale utilizzando come lingua un dialetto siciliano arcaico e profondo attraverso il quale viene rappresentato il degrado e la mortificazione operata dal potere centralizzato nei confronti della sua terra e dei suoi abitanti negli ultimi secoli di storia.
I temi più cari a Basile trattano storie d’amore ed d’anarchia volte a raccontare i vinti e i miserabili, gli emarginati e i diseredati, attingendo da certa musica africana (Tinariwen e Terakaft in primis ma anche Boubacar Traorè e Tamikrest) la giusta ispirazione e creando un filo conduttore che lega la lingua siciliana, il dolore degli sconfitti e degli emarginati e l’Africa, da tutti considerata la culla della civiltà umana.
La Sicilia come il Delta del Missisipi e Basile come un novello Skip James o Robert Johnson.
Il tutto corroboato dalla sua irrinunciabile attitudine rock che abbraccia a piene mani la musica popolare siciliana, il folk , il blues e, a modo suo, il punk.
L’impegno musicale non è separato da quello politico e civile, ben presente nei suoi testi, che viene manifestato pubblicamente aderendo ad attività decisive quali l’occupazione del Teatro Coppola di Catania nel 2011, tutt’oggi punto di aggregazione e incontro imprescindibile per il tessuto culturale cittadino.
Negli anni Cesare Basile è stato artefice di ben 11 album che gli hanno garantito una credibilità ed un prestigio tale da portarlo ben due volte a vincere la Targa Tenco, il riconoscimento italiano più prestigioso ed ambito per la nuova musica d’autore e cantautorale